St. George Restaurant

Recensito da
Perfetto Per: Sprecare tempo e denaro

Una mattina, quando sembrava che le nostre vite sarebbero state liete e ordinarie, ci siam svegliati e abbiamo trovato l’invasor. Dal virus in poi è stato un periodo difficile per tutti. Per i ristoranti molto difficile. Noi, i commensali, dobbiamo capire le sfide che la ristorazione sta affrontando. Dobbiamo essere pazienti e, sì, gentili. O almeno, facciamolo, se non vogliamo che i nostri ristoranti preferiti chiudano per sempre.

Però c’è un limite. Abbondantemente superato, ieri, al St. George by Heinz Beck di Taormina, dalla cena più surreale della mia vita.

Un passo indietro. Anno 2019: nell’assegnare al ristorante una stella, la guida Michelin sfodera il repertorio delle grandi occasioni, con gran spreco di “atmosfere eleganti” e “giardini lussureggianti”. .

Altra cosa da sapere: quel “by Heinz Beck” nel nome del ristorante è un riferimento civettuolo allo chef tedesco, l’ottavo re di Roma che ha conquistato 3 stelle Michelin alla causa de La Pergola, ristorante capitolino per turisti milionari dal palato educato. Heinz Beck, sposato alla siciliana Teresa, vagheggia da tempo di chiudere la sua fortunata carriera proprio al St George.

Capirete pertanto l’attesa di noi fissati una volta saputo che ieri, in occasione della riapertura stagionale del ristorante di Taormina, sarebbe stato lui –il divino Heinz– a cucinare per gli ospiti.

Da questo momento in poi, avendo a cuore le sorti del St George, mi limito a riassumere gli strafalcioni (“uncountable") che un critico di mondo si rivenderebbe come passaggi di una stroncatura ben pagata

1 - Quando arriva lo sgabello per la mia borsa sono seduta da 15 minuti.
2 - Quando arriva il cestino del pane sono seduta da 70 minuti.
3 - Quando arriva il vino sono seduta da 100 minuti. Ho avuto almeno l’acqua, peccato fosse a temperatura ambiente.
4 - Chiedo calici di vino diversi per ogni portata del menù, quando arriva il primo calice sono alla terza portata.
5 - Segnalo nella prenotazione telefonica e appena seduta al tavolo la mia intolleranza ai funghi. Quando arriva la pasta sono ravioli con i funghi.
6 - Il mio vicino di tavolo segnala un’intolleranza ai peperoni. Quando arriva il pesce è un dentice con i peperoni (se ne accorge dopo avere ingerito i primi bocconi).
7 - Chiedo se, nelle (lunghe) pause tra una portata e la successiva del menù, ho il tempo di fumare una sigaretta. La risposta è affermativa ma per due volte la portata arriva non appena accendo la sigaretta.
8 - In tutto questo, che capita a me come al resto dei commensali, Heinz Beck si intrattiene chiacchierando con alcuni ospiti seduto nel salotto del dehors.
9 - Farsa finale. Chiedo il conto alla una di notte e lo sollecito per tre volte. Arriva solo dopo 30 minuti: 337 euro in due. Devo pagare solo 37 euro, il resto l’ho anticipato sul sito al momento della prenotazione. Si diffonde il panico: “non funziona il computer”, “manca la linea”, “non c’è carta”. Esco alle due di notte con la spiacevole sensazione di essere “prigioniera” del ristorante.
10 - Metto da parte i 9 punti precedenti e rifletto: ho mangiato per lo più piatti insignificanti, unica eccezione un gambero marinato in salsa di avocado. L’anno scorso, cenando nello stesso ristorante, mi ero sentita soddisfatta per la ricerca della materia prima (trunzo di Aci, telline, tenerumi, pane a forma di Brioscia) tutto “by Heinz Beck” per rimanere in tema.

Ma siccome voglio essere paziente e gentile con i ristoranti, i temi di cui intendo occuparmi d’ora in poi sono punto croce, burraco, ricetta della salsa di datterini.

P.S. Lo chef Giovanni Solofra non è più al St George con la sua brigata da quest’anno. Per lui Ed il suo team una nuova avventura al Tre Olivi di Paestum all’interno del Savoy Beach Hotel

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