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Le 50 migliori granite siciliane

La lista definitiva per il 2020.

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La granita è una e una soltanto: siciliana, il resto è ghiaccio tritato. Dentro ci si inzuppa la brioscia, non un modo diversamente corretto di scrivere brioche, ma proprio brioscia, il lievitato con il tuppo, che poi è il cappello.

Di solito la granita si prende ai gelsi, alla fragola, alla mandorla e al caffè, i più ghiotti chiedono la panna ma non è un diktat.

I siciliani ci fanno colazione durante i mesi caldi dell’anno, a Catania ci si pranza, prenderla di pomeriggio o sera è più da vacanzieri, ma i residenti sono comprensivi: siccome sanno quant’è buona non vi guarderanno come turisti che inzuppano la pizza rossa nel cappuccino.

I Locali

Doddis

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$$$$ Via G. Garibaldi, 414, 98121 Messina ME

La via Garibaldi di Messina è un brulicare di pasticcerie gelaterie, che si trovano tutte lungo i marciapiedi ai lati della via, in un’atmosfera cittadina ma non proprio da sogno.

Doddis cerca di compensare con l’eleganza degli arredi interni, tanto da essere considerato il salotto buono dei messinesi: bancone in legno e i vitelloni della città che consumano la granita.

Sarà per le fragole di bosco poste sopra che fanno la differenza, sarà perché il suo aspetto parla di naturalità indiscussa, ma la fragola con panna rimane un must.

Niny Bar

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$$$$ Via Vittorio Emanuele, 216, 98037 Letojanni ME

Chi fosse davvero il tacchino non si è saputo mai. La citazione arriva da “Jonny Stecchino”, il film di Roberto Benigni, e riguarda la famosa scena del barbiere, che c’è davvero, si trova a Letojanni, nella stessa grande piazza del Niny Bar.

È opinione generale che la granita non sia più quella di una volta: in effetti concentrare di più il sapore non guasterebbe. In compenso, dopo essersi sbarbati anche per scoprire chi fosse “sto minchia di tacchino“, si gode di una piacevole frescura.

Bar F.lli Patanè

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$$$$ Via Chiusa degli Ulivi, 67, 95024 Acireale CT

“Mi chiamo Franco Patanè, e lei quanto zucchero mette nella granita al limone?” Occhi azzurri, quasi di ghiaccio, camicia a maniche corte e vacanziera, atteggiamento da Brucaliffo, Franco Patane è il professore delle granite. E ha una naturale predisposizione a interrogare, soprattutto se si tratta del suo argomento preferito.

Pozzillo superiore, frazione di Acireale, è terra di limoni verdelli. Patanè aggiunge all’asprezza del verdello le vescicole dei finger lime che coltiva lui stesso. Messe sulla sua granita al limone ghiacciandosi diventano in bocca come caramelle.

Pochi sono i gusti reinventati, abbinamenti fantasiosi, interpretazioni e rivisitazioni, frutto di creatività dei granitieri che ci convincono in fatto di granite. La mandorla araba del San Domenico è uno di questi.

Presentata per la prima volta alla Nivarata di qualche anno fa, stravinse l’edizione, e ancora oggi resiste per l’assoluta sensazione di freschezza. E’ a tal punto azzeccata da diventare un classico.

La granita è fatta con la mandorla corrente, o romana, di Avola, più arrotondata della pizzuta, e con una percentuale di mandorle amare molto bassa, anice stellato e infine cannella.

Al San Domenico anche il pistacchio fa la differenza, creata con il pistacchio di Bronte, la cui dolcezza garantita si percepisce ad ogni boccone.

La geografia della granita può sembrare incongrua: prendete il bar El Cubano, in una piazzola nella zona balneare a sud di Siracusa: da fuori sembra un distributore di benzina. All’interno invece riserva grandi sorprese ai fissati della granita, specie per la varietà dei gusti.

A gestire El Cubano da oltre cinquant’anni sono due fratelli, uno alla cassa e uno in laboratorio, che a dispetto dei colori tenui, realizza granite molto saporite. Se solo il posto si mimetizzasse meno.

Nessuno tocchi la pasticceria Messina Stellario, lungo via Garibaldi. Sarà perché omonima della città sullo stretto, o perché qui la consistenza è una specie di manifesto della granita messinese –non troppo densa, molto rinfrescante– ma il via vai della movida è garantito.

Aggiunta non trascurabile, il gusto pistacchio è tra i migliori di Messina.

Breve inciso sulle abitudini di consumo delle singole città: a Messina, anche nelle pasticcerie di gran blasone come questa, la mezza (nome in codice della granita) con panna, si prende al bancone. Le discussioni sulla granita al caffè messinese sono infinite. I sostenitori della versione liquida, quasi come un caffè, non si accordano mai, manco morti, con chi predilige la cremosità, sul genere della crema di caffè.

La granita con panna di Irrera è la miracolosa via di mezzo che mette tutti d’accordo. Anche se resta comunque identitaria, insomma tipicamente messinese.

Tre generazioni di gelatieri: De Luca è una piccola gelateria posta lungo la via principale a Briga Marina, località balneare a pochi chilometri da Messina. Nonostante si trovi in un paese balneare, le granite e i gelati qui si trovano tutto l’anno. (Cosa non sempre scontata).

La grande varietà dei gusti disposti nei tanti pozzetti lungo il bancone, sembra non voler tradire l’autenticità della granita, pur innovando i metodi di lavorazione. Limoni nostrani e prodotti dell’isola sono la parola d’ordine delle granite.

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